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Granaderos in azione


Un frenetico trambusto regnava nella Piazza della Cittadella. Gruppi di studenti commentavano animatamente gli eventi del giorno prima. Molti di loro leggevano a voce alta note giornalistiche nelle quali si informava di tali eventi. Quello che si diceva nei giornali motivava adirate esclamazioni di protesta e tutti i tipi di insulti alla "stampa venduta." Gli sbalorditi studenti non riuscivano a credere che la realtà di quanto era accaduto avesse potuto essere distorta a tal punto. Coloro che avevano visto i telegiornali si manifestavano ancora più indignati. In questi si erano trasmessi scene di gente combattendo per le strade, si affermava che corrispondeva all'inventato scontro tra universitari e politecnici. Le persone che apparivano litigando sugli schermi della televisione non sembravano studenti e il posto dove si trovavano in nessun modo era la Piazza della Cittadella bensì qualche parco indeterminato. Come se non bastasse, i notiziari della radio e della televisione avevano trasmesso interviste a supposti residenti del quartiere dove si trovavano le scuole colpite dal conflitto. Tutti gli intervistati avevano concordato nel richiedere nel modo più  energico un energico intervento della polizia per porre fine alla "barbarie studentesca."

Il giovane politecnico Raul Mendoza arrivò all'ingresso della Vocacional Cinque. Zoppicava leggermente ed aveva il viso e il corpo coperto di lividi di molto diverse dimensioni, derivanti dei colpi che ricevesse venti ore prima. Tuttavia non sentiva dolore alcuno. Godeva un senso di esaltata felicità che non aveva mai conosciuto nei suoi diciassette anni di vita. L'immagine del viso di Ana MarIa, con i suoi piccoli e scintillanti occhi neri, il suo naso all'insù e le sue labbra sottili, no si allontanava né un istante dalla sua mente.

Vari compagni si avvicinarono a Raul e dopo averlo salutato calorosamente cominciarono ad esprimere ogni tipo di imprecate contro gli porros, i media e le autorità governative. Raul chiese se avevano notizie dei numerosi studenti che erano risultati seriamente feriti nella rissa. Erano a conoscenza di alcuni. A quanto pare alcuni si trovavano ricoverati. Molti di quelli che avevano subito fratture erano già quella mattina a scuola.

Arrivando l'ora della prima lezione, Raul e gran parte degli studenti interromperono la chiacchierata e si avviarono ai saloni. Altri, invece, scelsero di rimanere sulla strada, parlando e proferendo anatemi sempre più accesi contro tutte le autorità  possibili e immaginabili.

Appena cominciava la lezione di fisica quando Raul osservò, dalla finestra accanto alla quale si trovava, l'arrivo davanti alla scuola di diversi camion trasportando un numeroso contingente di granaderos. Come tutti quelli della capitale di modesta condizione, Raul conosceva in abbondanza la ampiamente meritata reputazione di brutalità che possedevano i membri di quella unità di polizia. Proteste dei lavoratori e in generale qualsiasi manifestazione di scontento popolare che si producesse nella città, erano sempre soffocate con eccesso di forza dagli granaderos.

Con sorprendente celerità i granaderos saltarono dei suoi camion -sprovvisti di pareti laterali precisamente per facilitare la veloce salita e discesa dei suoi occupanti- e si allinearono in lunghe file circondando la Vocacional Cinque da tutte le parti. I numerosi studenti che non entravano ancora in classe contemplavano con crescente diffidenza le manovre della polizia. Cominciarono ad ascoltarsi cori di fischi e insulti rivolti ai nuovi arrivati. I visi dei poliziotti erano coperti con maschere che conferivano loro un aspetto d'alieni. Nelle loro mani brandivano i fucili speciali che si usano per lanciare granate lacrimogene. Mendiolea Cerecero comandava personalmente l'operazione. Il vicecapo della Polizia ululò un'ordine che fu ripetuta dai suoi immediati subalterni. Dopo aver sentito la voce di comando, i granaderos puntarono all'unisono i suoi fucili in direzione alla vocacional. Si ascoltò un secondo ordine e subito una pioggia di proiettili uscì sparata contro gli ampi finestroni dell'edificio politecnico.

Dal suo sedile Raul riuscì a vedere la sinistra immagine di una nera granata che si avvicinava. Si coprì il viso con entrambe le mani proprio nel momento in cui si produceva un grande frastuono di vetri rotti. Pezzi di vetro caddero sul suo corpo senza ferirlo. Ai suoi piedi, emettendo un leggero sibilo e distillando un filo di gas appena percettibile, c'era intatta una maleodorante granata lacrimogena. Il giovane balzò in avanti. Lo stesso facevano tutti i suoi compagni, vari dei quali sanguinavano abbondantemente delle mani e del viso per le tagliate prodotte quando erano saltati i vetri.

-Uscite con calma, ragazzi -riuscì a dire il maestro il cui viso aveva il pallore della cera.

Velocemente ma senza panico, gli studenti cominciarono a sgomberare la stanza. Una seconda raffica di granate arrivava dalla strada. Come le prime ruppero vetri per dopo cadere rotolando per terra dove rimanevano fischiando lievemente. Nessuna esplodeva. I corridoi interni della vocacional erano affollati di studenti sconcertati e furibondi. Producendosi un terzo scarico di proiettili che neanche essi scoppiarono, i politecnici ebbero la certezza che per qualche strana ragione le presunte granate di gas non erano tali, e pertanto, la loro pericolosità non era maggiore che quella di una raffica di pietre. Immediatamente si lanciarono al contrattacco. Ritornando alle aule raccolsero le granate e i pezzi di vetri rotti. Utilizzando questi oggetti come proiettili, cominciarono a mandarli contro le chiuse linee di individui vestiti di blu che circondavano la scuola.

Gli studenti che si trovavano nella Piazza della Cittadella -situati  dietro i granaderos- non rimasero molto tempo come semplici spettatori. Non si estingueva ancora il tintinnante suono di vetri rotti per la prima scarica dei poliziotti, quando i giovani cominciarono a lanciare sulle non protette schiene dei granaderos dei più svariati oggetti: bottiglie di bibita, pietre, chiavi, scarpe, monete e persino libri.

Mendiolea Cerecero si trovava ora in seri guai per decidere l'azione più appropriata da seguire. Sapendo che era quasi sicuro che le granate non esplodessero (perché a causa della corruzione imperante nella polizia, il denaro destinato alla periodica sostituzione di questi manufatti si spartiva tra gli alti capi) aveva ordinato gli scarichi con la debole speranza che almeno alcune lanciassero un po' di gas. Dopo il terzo scarico comprese l'inutilità del suo impegno. L'inaspettato attacco che subivano dalla sua retroguardia faceva dubitare al vicecapo della Polizia sulla possibilità di continuare con il piano di prendere d'assalto la Vocacional o se prima di procedere in tal senso doveva scagliarsi contro gli studenti che si trovavano nella piazza. Una bottigliata lanciata da scarsa distanza si schiantò nella sua schiena, gettandolo a terra e mettendo fine alle sue esitazioni. Nel breve tempo che impiegò ad alzarsi e riprendere fiato, la totalità dei granaderos aveva preso già la sua propria decisione. Un'istintiva e naturale reazione li spinse a tentare di eliminare quanto prima gli attaccanti più vicini. Tornando indietro si lanciarono in chiusa carica contro i giovani che li attaccavano alle spalle.

Si verificò immediatamente una fuga studentesca. Dando alle sue gambe la maggiore velocità possibile, i perseguitati cercarono di mettersi in salvo dell'aggressione dei granaderos. Il vigore proprio della gioventù e l'incredibile energia che genera un buon spavento permisero loro riuscirci. In un istante, le forze di polizia erano da sole nella piazza, disperdendosi gli studenti per le strade adiacenti. La giovanile assenza fu breve. Non solo coloro che fuggivano smisero di farlo e ritornarono sui loro passi cessando la persecuzione, ma ora, due nuove fonti incrementavano di continuo la presenza studentesca nella piazza. Allontanandosi dall'edificio della Vocacional Cinque, i granaderos lasciarono un canale aperto all'uscita degli studenti che in essa si trovavano. Senza perdere un secondo, i politecnici uscirono dalla loro scuola fermamente determinati ad intervenire nella lotta. A sua volta, gruppi sempre più numerosi provenienti della Vocacional Due arrivavano di continuo, più che disposti a partecipare alla rissa.

Come i suoi altri compagni, Raul Mendoza uscì dalla Vocacional Cinque non appena i granaderos si allontanarono da questa. Una sola ed angosciosa preoccupazione monopolizzava i suoi pensieri: starebbero anche le forze della polizia attaccando gli studenti dell'Isaac Ochoterena? Raul possedeva un speciale carisma che gli aveva procurato una grande popolarità tra i suoi compagni. Perciò, quando espose con forte voce e in stretta sintesi l'inquietudine che lo dominava, un elevato numero di politecnici si offrirono immediatamente a dirigersi alla preparatoria e partecipare alla sua difesa se questa era stata aggredita.

La Preparatoria Isaac Ochoterena non era stata solo attaccata dai granaderos, anzi stava andando abbastanza male dall'attacco. Come succedesse nella Vocacional Cinque, i poliziotti avevano iniziato la sua azione lanciando successive raffiche di bombe lacrimogene che non erano esplose, ma a differenza di quello che accadesse in essa, i granaderos non avevano sofferto un attacco per la retroguardia, perché l'entrata della preparatoria non dava ad un'ampia spianata -come lo era la Piazza della Cittadella- bensì ad una strada che poté essere sgombrata di gruppi studenteschi prima di iniziare l'operazione. Notando la totale inefficacia delle loro granate, i poliziotti avevano sostituito i fucili per enormi scudi e lunghi bastoni. Successivamente si lanciarono all'attacco, penetrando in rumoroso branco alla grande casa signorile che ospitava la preparatoria.

La reputazione di brutalità e ferocia che godeva il Corpo di Granaderos rimase pienamente giustificata. La valanga blu straripò incontenibile per corridoi e scale colpendo senza distinzione a uomini e donne, professori e studenti. I poliziotti non si concretavano mai a propinare una semplice bastonata, ma ogni persona che aveva la disgrazia di incrociarsi nel loro cammino, dopo averla abbattuto a colpi, continuavano assestandole bastonate e calci fino a trasformarla in una massa di carne dolorante e sanguinante.

Alcuni studenti riuscirono a fuggire attraverso i tetti dalle case vicine, ma gran parte rimase intrappolata nelle loro aule. Ragazzi e ragazze cercarono coraggiosamente di opporsi alla crudeltà della polizia. I maestri fecero causa comune con i suoi alunni e lottarono al loro fianco ricevendo la sua corrispondente razione di bastonate. Il diseguale confronto ebbe in tutti i casi identica fine. Nonostante la loro disperata resistenza, maestri e studenti finivano sconfitti. Molto presto tutte le aule rimasero trasformate in celle di colpiti esseri di entrambi i sessi, custoditi da guardie di scuro sguardo che non cessavano di proferire parolace.

I preparatorianos che erano riusciti a scappare corsero alla ricerca di aiuto alla Piazza della Cittadella. Non la raggiunsero, a metà strada si trovarono con il gruppo che veniva nel loro aiuto. Con agitate voci raccontarono quello che succedeva nella sua scuola. Notando che Ana Maria non si trovava tra coloro che avevano potuto uscire dalla preparatoria, Raul si sentì impazzire e il suo primo impulso fu quello di cercare di riscattarla penetrando alla forza nella enorme casa invasa. Sorprendentemente, a seguito forse della stessa insopportabile angoscia che lo attanagliava, il giovane sentì che del più profondo del suo essere sorgeva un'inaspettata serenità e lucidità di pensiero. Comprese subito che l'unica possibilità che esisteva di liberare gli imprigionati studenti -tra i quali il più probabile era che si trovasse Ana Maria- dipendeva che coloro che ci provassero potessero vincere i granaderos, cosa che non sarebbe mai successo se incorrevano nell'errore di affrontare con i pugni nudi gli scudi e i bastoni della polizia.

Per la mente di Raul è venuta l'immagine di un vicino edificio in costruzione in cui ingresso aveva grandi mucchi di ghiaia, mattoni e grava. In pochi minuti gli studenti comandati da Raul arrivarono all'edificio e si impadronirono di una variegata collezione di proiettili da lanciare. Una volta convenientemente equipaggiati, si incamminarono in veloce corsa alla scuola preparatoria.

Manuel Robles, comandante della sezione di granaderos che aveva occupato l'Isaac Ochoterena, sorrideva piacevolmente compiaciuto per lo spettacolo che si offriva alla sua vista. Ovunque guardassi trovava solamente studenti colpiti e distesi sul pavimento. Catturò la sua attenzione la figura di una ragazzina sdraiata ai piedi di una scala il cui corpo mostrava un'anormale immobilità. Inizialmente pensò che poteva essere svenuta, ma mentre si avvicinava osservò che i suoi occhi lanciavano sprezzanti scintilli. Il naso all'insù della giovane conferiva a tutto il suo viso una gracile simpatia, percettibile perfino dalla annebbiata sensibilità del granadero. Inchinandosi, Robles prese una delle braccia della ragazza, la trovò flaccida e inerte come se fosse uno straccio.

-Ti sei fregata -condannò con beffardo sorriso-, devono averti rotto la spina. Peccato, rimarrai paralizzata. Non servirai già né per vendere biglietti della lotteria.

Gli scintillanti occhi neri della giovane si inchiodarono in quelli del granadero. La paralisi che colpiva il suo corpo non le impediva di parlare. Con chiaro tono affermò:

-Forse mai possa tornare a muovermi, ma lei sta molto peggio di me. È il suo spirito quello che è paralizzato. Mi creda, mi fa pena. Magari potesse aiutarlo.

Il comandante della polizia notò che lo sguardo della giovane aveva cambiato. Non era già arrogante e sfidante, ma manifestava un sincero sentimento di compassione. Il granadero retrocedé, spinto per un'incontenibile paura. Con aspra voce grugnì:

-Che nessuno tocchi questa vecchia. Con la sua pelle mi rispondono se le fanno più male.

Dopo aver pronunciato queste parole, Robles cominciò ad impartire le istruzioni necessarie per effettuare il trasferimento degli studenti detenuti. Mentre lo faceva, osservò sorpreso che entravano precipitosamente i granaderos a cui si aveva ordinato che rimanessero fuori custodendo l'ingresso. Immediatamente uscì a vedere cosa stava succedendo. Non ci mise molto a saperlo. Un numeroso gruppo di studenti lanciavano dal marciapiede di fronte una chiusa grandinata di pietre e mattoni. Une di queste si fermò nel viso del capo dei granaderos, fratturando il suo naso ed abbattendolo per terra. Si alzò con il viso insanguinato ed articolando tutti i tipi di imprecazioni rivolte alle progenitrici degli studenti. Ritornando all'interno della scuola ordinò rimanesse in essa una piccola guardia. Posizionandosi davanti alla maggior parte dei membri della sua sezione, uscì in strada deciso a sterminare i loro avversari.

Una cosa è desiderare di realizzare un'azione e un'altra molto diversa poter portarla a termine. Non appena i granaderos si scagliarono contro gli studenti questi si dispersero alla velocità della luce. Sfuggendo tra strade popolate di spaventati pedoni e fiumi di automobili in marcia, i giovani riuscirono a rimanere a prudente distanza dei suoi persecutori. Stanchi di un inutile correre dietro sfuggenti esseri, i granaderos finirono per sospendere la persecuzione e ritornare all'edificio della preparatoria, fiduciosi che potrebbero sedersi a riposare qualche istante sui camion che tenevano parcheggiati di fronte alla scuola. Vana speranza. Appena vedevano gli anelati sedili dei suoi camion, quando gli studenti riapparvero alle loro spalle e iniziarono di nuovo un incessante invio di proiettili. Si riannodò subito la persecuzione ottenendosi di questa e delle susseguenti gli stessi frustranti risultati. Una ed un'altra volta, sempre la stessa cosa, con la differenza che il numero di granaderos continuava a diminuire ostentatamente, mentre era più elevato il numero di poliziotti feriti. Invece i contingenti studenteschi si incrementavano costantemente sfociando dalla Piazza della Cittadella, un incessante e giovanile torrente. Allarmato, Manuel Robles ordinò ai suoi uomini ripiegarsi all'interno dell'edificio e sollecitò per radio istruzioni a Mendiolea Cerecero.

Nella Piazza della Cittadella gli eventi si erano sviluppati in modo abbastanza simile a quello che successe nelle strade confinanti alla scuola preparatoria. Completata la sua prima e imprevista carica, i granaderos tornarono dove si trovava il vicecapo della Polizia. Questo li rimproverò per aver agito senza attendere ordini e dispose si occupasse l'edificio della Vocacional Cinque. Non c'erano già studenti in essa, soltanto alcuni maestri che furono colpiti selvaggiamente. Invece, la piazza nuovamente si era riempita di una rumorosa moltitudine di giovani iracondi. Ovunque si ascoltavano sfidanti "welums", così come fischi e insulti contro le forze di polizia. I politecnici non si accontentavano di esprimere il loro rifiuto ai granaderos attraverso i suoni, insieme a questi inviavano raffiche di ogni tipo di proiettili.

Ordinata -ora sì- per Mendiolea, i granaderos realizzarono una chiusa carica contro gli studenti, iniziando identica strategia alla utilizzata al comando di Manuel Robles. Sprovvisti già delle loro maschere antigas, con i visi bagnati in sudore e gli sguardi fiammeggianti di furia, i granaderos correvano dietro gli studenti cercando disperatamente di raggiungerli. Il peso delle attrezzature che trasportavano con sé, così come anche il maggior numero di anni che avevano di portare a spalla, impediva loro in tutti i casi raggiungere il loro obiettivo. Non appena i granaderos si fermavano gli studenti lo facevano anche. Dopo raggrupparsi, i giovani riprendevano con forza sempre crescente la loro efficace guerra aerea. La diversità di oggetti che lanciavano era incredibile. Un granadero soffrì frattura della clavicola quando colpì in questa un apparato di radio.

Man mano che il tempo trascorreva erano sempre più numerosi il numero di poliziotti impossibilitati a continuare in azione, sia per lesioni o per semplice esaurimento. Gli studenti intuivano che lo sviluppo della lotta era loro favorevole e la sua audacia si incrementava in modo direttamente proporzionale alla stanchezza dei loro avversari. I giovani già quasi non tornavano indietro quando si producevano le aggressioni dei granaderos. Li aspettavano su due piedi e fermavano la loro avanzata con le abili raffiche di proiettili che così buoni risultati avevano ottenuto durante l'incontro.

Mendiolea aveva faccia da siocco ma non lo era. Osservando quello che stava accadendo prese coscienza del grave pericolo che si profilava sugli uomini sotto il suo comando. Non appena i granaderos arrivassero al limite delle loro forze -e non mancava molto affinché questo succedesse- sarebbero alla mercé degli studenti;  questi potrebbero allora disarmarli e fare con loro quello che volevano, ciò costituirebbe il più grande dei ridicoli in tutta la storia della Polizia. La distorta voce del comandante Manuel Robles, chiedendo istruzioni via radio, attrasse l'attenzione di Mendiolea.  In base al rapporto di Robles, l'Isaac Ochoterena era stata occupata, catturandosi in essa un buon numero di giovani;   tuttavia i granaderos si trovavano a loro volta assediati per una inferocita folla studentesca. Venuto a conoscenza di quanto accaduto alla scuola preparatoria, il vicecapo della Polizia finì per decidersi a riconoscere il fallimento dell'operazione e a cercare di ritirarsi prima che perfino questo risultasse impossibile.

E in effetti,  come Mendiolea supponeva, effettuare la ritirata non fu niente facile; sapendosi già i vincitori dell'ancora non finito scontro, gli studenti cercavano ostacolare al massimo la fuga dei suoi rivali. Molti giovani, dimenticando ogni cautela, si lanciavano apertamente contro i granaderos cercando di ostacolargli di salire sui loro veicoli. Simile imprudenza si paga sempre cara. Nonostante il loro esaurimento i poliziotti avevano ancora forze sufficienti per sferrare alcune bastonate a chi tentavano di trattenerli. La maggior parte degli studenti preferiva seguire con il loro efficace lancio di proiettili, realizzandolo ora praticamente a bruciapelo. I granaderos,  già a bordo dei suoi singolari veicoli senza lastra nei fianchi, non riuscivano a coprirsi del tutto con i loro scudi e ricevevano un'elevata percentuale degli oggetti che gli inviavano.

Lentamente, tra scherzi, fischi, insulti e gli ultimi oggetti lanciati a modo di addio, lo sconfitto convoglio poliziesco fu allontanandosi dalla Piazza della Cittadella. Mendiolea aveva disposto che la rotta di ritirata includesse un alto davanti alla Preparatoria Isaac Ochoterena al fine di riscattare gli assediati occupanti di questa scuola.

I granaderos sotto il comando di Manuel Robles non vedeva l'ora di uscire dalla trappola in cui si trovavano. L'infuriata e crescente moltitudine che accerchiava la vecchia casa dava segni evidenti di apprestarsi a prenderla per assalto. Gli studenti sapevano molto bene che all'interno della scuola si trovavano arrestati un buon numero di compagni e non desideravano che questa situazione si prolungasse più a lungo. Essendo costretti a rinchiudersi nella casa, i granaderos avevano lasciato senza nessuna protezione i loro veicoli di trasporto parcheggiati in strada. Questi erano stati incendiati ed enormi fiammate si sollevavano al cielo producendo una grande quantità di fumo che, a causa della direzione del vento, penetrava nelle frantumate finestre della preparatoria accompagnato dai multipli oggetti che gli assedianti non cessavano di lanciare.

L'arrivo delle forze di polizia in ritirata concedé a Manuel Robles e i suoi assediati granaderos l'opportunità di poter svignarsela. Senza tentare di portare con sé né a uno solo dei loro prigionieri, i poliziotti uscirono correndo della casa ed ammucchiati in veicoli affollati di individui altrettanto esausti e vinti.

Non appena i granaderos uscirono dalla preparatoria gli studenti penetrarono in essa. Il primo in farlo fu Raul Mendoza. Un strano presentimento opprimeva il suo spirito, qualcosa nel suo interno gli diceva che Ana Maria aveva subito un serio contrattempo. La realtà supererebbe di gran lunga le sue pessimistiche paure.

Ana Maria giaceva faccia in su ai piedi di una stretta scala. Il suo corpo sembrava inerte e senza vita. Soltanto la scintillante luminosità dei suoi piccoli occhi lasciava vedere che proseguiva con vita.

-Ciao - esclamò Ana Maria abbozzando un affabile sorriso.

-Ci...ciao - balbettò Raul preda di un mulinello di emozioni, ripetendo così, in circostanze del tutto diverse, esattamente lo stesso dialogo iniziale che avessero il giorno prima trovandosi per prima volta.

-Cosa ti è successo? -inquisì Raul con desolato tono, al tempo che si inginocchiava accanto alla ragazza.

-Penso di aver fatto un passo nel posto sbagliato. Mi picchiarono là sopra e dopo mi buttarono giù per le scale, persi la conoscenza cadendo e quando ritornai in me non potevo muovermi, devo avere una lesione alla colonna vertebrale.

-Ti fa molto male?

-Tutt'altro, non sento niente.

Una insegnante il cui viso mostrava i colpi ricevuti, aveva ascoltato la conversazione e si offrì a parlare al telefono a casa di Ana Maria  e informare di quello che era successo. Tornò dopo un po' per dire che sarebbe inviata un'ambulanza che porterebbe la giovane ad un sanatorio privato.

Numerosi soccorritori della Croce Rossa erano arrivati alla preparatoria e prestavano i primi soccorsi ai feriti. Molti di questi dovevano essere ricoverati in ospedale perché avevano subito ferite di considerazione. Diversi erano ancora scossi senza mostrare segni di riprendere così presto conoscenza. Tutta la scuola presentava un terrificante spettacolo:  feriti distesi ovunque, ragazze piangendo, mobili distrutti, gemiti di dolore, pavimenti e pareti macchiati di sangue.

-Dove è la figlia del deputato Gonzalez? -domandò un barelliere ad un giovane che non sembrava trovarsi tanto colpito.

-Era sdraiata di là - rispose il ragazzo, segnalando verso un vicino posto.

-È lei la figlia del deputato Gonzalez? -interrogò il barelliere alla prostrata Ana Maria.

-Sì, sono io.

-Tuo papà è deputato? -esclamò sorpreso Raul.

-Sì, sai già che in tutte le famiglie c'è sempre qualche macchia -rispose sorridendo la paralizzata giovane.

-Abbiamo istruzioni di portarla all'Ospedale Inglese - disse il barelliere.

Con molta cura Ana Maria fu sistemata su una barella e portata fino all'ambulanza. Raul si introdusse in essa senza aspettare un'autorizzazione. Il transito di un ampio settore della città si era congestionato come risultato dello scontro tra poliziotti e studenti, che costringeva all'ambulanza ad un lento avanzare attraverso strade affollate di veicoli.

L'interminabile percorso costituiva una prova di pazienza per la infortunata e il suo accompagnatore. Anche se sapeva che lei non poteva sentirle, Raul manteneva tra le sue le mani di Ana Maria, accarezzandole con delicato affetto. La giovane tentava di non lasciarsi dominare per la disperazione e di dare segni di buon umore. L'intensa preoccupazione che condividevano incrementava in loro un eccezionale senso di unità. Ed allora succedé qualcosa singolarmente strana, Raul sentì all'improvviso che non si trovavano all'interno di un'ambulanza, bensì a bordo di una canoa, scivolando per le solitarie rive di un enorme lago. Ana Maria giaceva immobilizzata al suo fianco. Il suo viso era quello di una donna di età adulta e nel suo sguardo si apprezzava una serena felicità. Entrambi cantavano in una sconosciuta lingua di dolce accento.

L'insolita percezione sarebbe durata al massimo alcuni secondi. Raul riacquistò subito la sua solita coscienza. Gli occhi di Ana Maria denotavano un completo stupore e Raul intuì che lei aveva avuto identica esperienza.

-Dove eravamo? -chiese Ana Maria con la sorpresa rispecchiata nel volto.

-Non lo so - rispose Raul, per poi aggiungere con ferma convinzione: -quello che è sicuro è che siamo insieme da moltissimo tempo e che vorrei che rimanessimo sempre così.

-Anch'io lo voglio -rispose Ana Maria con uguale fermezza.

L'ambulanza aveva raggiunto finalmente la sua destinazione. La barella in cui si trasportava la giovane veniva portata giù dal veicolo, quando parcheggiò accanto a questo una lussuosa automobile di cui sono scesi diverse persone.

-Come va, famiglia - salutò Ana Maria.

Sei paia di occhi si inchiodarono sull'occupante della barella. Incredulità e dispiacere. Abbattimento e compassione. Padre, madre, tre sorelle e una zia, circondarono ai barellieri formulando ogni tipo di domande a la ferita. Il gruppo si mise in moto e penetrò in ospedale. La presenza di Raul fu avvertita dal padre. Si trattava di un soggetto il cui viso -e in generale tutta la sua personalità- era opaca e imprecisa.

-Chi è lei? -interrogò di cattivo umore.

-Lui è me - rispose Ana Maria.

La romantica risposta di sua figlia non soddisfece il deputato Gonzalez. Interponendosi nel percorso di Raul, gli impedì di continuare la sua avanzata. Alzando il braccio puntò l'indice verso la porta e disse con sprezzante tono:

-La prego di andare via.

Ana Maria cominciò a protestare dal fondo della sua barella e Raul ebbe per un istante la tentazione di dare un vigoroso spintone al deputato. La più grande delle sorelle lo prese affettuosamente per la spalla dicendogli:

-Mi lasci il suo telefono, lo chiamerò non appena i dottori ci dicano che cosa è quello che ha Ana Maria.

-Non ho telefono -rispose Raul-, le darò quello dei miei amici, sarò lì finché mi chiami.

Uscendo dall'ospedale, Raul prese la corriera per andare al domicilio dei fratelli Casillas. Durante il tragitto la radio installata nel veicolo trasmise un notiziario. In questo si riferiva che, per il secondo giorno consecutivo, aveva avuto luogo nella Piazza della Cittadella un confronto tra studenti di una vocacional del Politecnico e preparatorianos di una scuola incorporata all'Università Nazionale. Davanti le reiterate chiamate dei residenti della zona, la polizia era andata sul posto. L'intervento del Corpo di Granaderos si era caratterizzato da un'estrema prudenza. Dopo un efficace ma moderato impiego di gas lacrimogeni -volto a separare ai rissosi colpendo minimamente i passanti e vicini- le forze della polizia avevano proceduto alla detenzione di numerosi studenti. Le autorità del Dipartimento del D.F. avevano riferito già che gli studenti sarebbero prontamente liberati, dopo esortarli a rispettare l'ordine e incanalare le sue giovanili energie al migliore adempimento dell'attività che era loro propria:  quella dello studio.

Davanti alla totale incongruenza tra la realtà di quello successo e la versione notiziosa, Raul giunse alla conclusione che le autorità avevano elaborato il comunicato stampa prima di iniziare l'operazione, fermamente convinta che gli eventi si svilupperebbero secondo i piani, senza supporre in nessun momento che potesse accadere che alcuni scolari, la cui età fluttuerebbe tra i sedici e i diciotto anni, potessero sconfiggere e mettere in fuga i membri della più temibile corporazione poliziesca della città.

Preoccupato ed abbattuto Raul entrò nella casa di Jorge ed Eduardo Casillas, i suoi migliori amici fin dai tempi della scuola. I Casillas erano fratelli gemelli -nati il 26 Luglio 1950- e possedevano una sorprendente somiglianza tanto fisica come psichica. Entrambi erano generosi, burloni e sentimentali, ossessionati con lo sport e il mantenimento di un'ottima condizione fisica.

Il contagioso entusiasmo dei gemelli fece meraviglie nell'animo del suo amico. La scienza medica -affermarono i Casillas con sicura convinzione- era troppo avanti e di sicuro riuscirebbe a riparare i danni avvenuti nell'anatomia molto gradevole della preparatoriana di occhi di pulce.

Iniziava a fare buio quando si verificò l'attesa chiamata telefonica. Con preoccupato tono la sorella di Ana Maria comunicò a Raul notizie niente incoraggianti. Il risultato dei primi esami qualificavano di estremamente gravi le lesioni subite nella colonna vertebrale dalla giovane. Il padre di Ana Maria si era opposto alla realizzazione di ulteriori studi e preso la decisione che sua figlia fosse trasferita ad un prestigioso sanatorio della città di Houston. Il viaggio si effettuerebbe via aerea all'alba del giorno successivo. L'informatrice di Raul concluse la sua chiamata fornendogli la direzione del sanatorio texano.

Il giovane politecnico sentì che l'Universo intero crollava sopra la sua testa. Nonostante, l'abbattimento e la confusione non lo paralizzarono per molto tempo. Senza pensarci due volte decise che doveva dirigersi immediatamente alla città di Houston. La sua totale mancanza di risorse non lo spaventava:  chiederebbe "passaggio" nelle strade e se non glielo davano effettuerebbe a piedi il percorso.

I gemelli ascoltavano il suo amico con espressioni di ammirazione e stupore riflesse nei suoi identici volti. Dall'alto di un vecchio armadio tirarono giù una scatola di cartone che conteneva una piccola quantità di soldi, il quale rappresentava i suoi risparmi di diversi mesi. Raul respinse inizialmente l'aiuto che gli era offerto, ma finì per accettarlo sulla base che si trattava di un prestito che avrebbe rimborsato il più presto possibile.

Accompagnato dai Casillas, Raul si diresse ad informare i suoi parenti della decisione adottata. I genitori e fratelli del giovane lo tacciarono di pazzo ed argomentarono ogni tipo di ragioni contro l'intempestivo progetto di viaggio. Consideravano impossibile che una ragazza alla quale aveva conosciuto il giorno prima, avesse potuto svegliare in lui sentimenti profondi di misura tale come per trasformare il corso della sua vita. Raul rispondeva che in realtà non l'aveva conosciuta alcune ore fa, ma era sicuro che il suo vincolo con Ana Maria proveniva da molti secoli fa. Davanti alla testarda ostinazione di suo figlio, i genitori compresero che non rimaneva loro altra alternativa che accettare l'irrimediabile e tentare di aiutarlo nella misura delle loro scarse possibilità.

La madre del giovane ricordò che aveva un cugino nella città di Monterrey, il cui aveva attraversato la frontiera in varie occasioni e lavorato negli Stati Uniti senza possedere per farlo la necessaria documentazione. Dopo aver scritto una breve lettera a suo cugino, la signora la diede a suo figlio accompagnandola di multipli abbracci, baci e benedizioni. Il padre e i tre fratelli più giovani si incorporarono commossi dall'affettuoso addio. Si riunì tutto il denaro che c'era nella casa -che non era molto- e gli fu consegnato con la speranza che fosse abbastanza per il passaggio per Monterrey. Raul mise in una piccola valigia sportiva alcuni capi d'abbigliamento e in unione dei Casillas lasciò il quartiere e si diresse alla terminale degli autobus.

Un appiattito veicolo stava per uscire verso la Sultana del Norte. Raul contò il suo denaro, gli mancavano alcuni pesos per coprire l'importo del biglietto. Cominciò a tentare di vendere la sua valigia con tutto quello che conteneva ai passeggeri che aspettavano nella terminale. Un anziano di gentile aspetto gli diede la somma di cui aveva bisogno senza accettare a cambio la valigia.

Raul salì sul autobus e questo si mise in moto. Il giovane sentiva un enorme nodo in gola. I Casillas correvano vicino allo sportello proferendo a squarciagola un sonoro "welum." Inframmischiato con il rumore del motore, il viaggiatore riuscì ad ascoltare ognuna delle sillabe dell'ovazione :

Welum.Welum.Gloria
A la cachi cachi porrapin pon porra. 
A la cachi cachi porrapin pon porra. 
Politecnico. Politecnico. Gloria